
Ferdinand si mise subito al lavoro, spalancò le imposte della sua botteguccia e seduto al suo tavolo esaminò la foto. “Il problema principale sono gli occhi” – pensò. Babbucce, guanti e cappellino li avrebbe cuciti all’uncinetto. La lana di vetro e la pipa non erano un problema. Il pelo finto lo avrebbe ricavato e colorato dai residui che aveva nel suo laboratorio. Il naso, bocca e orecchie li avrebbe solo ritoccati. E le zampe? Uhmmmmmm….Forse aveva qualche manina di bambola, le avrebbe ricoperte ed incollate agli avambracci, Il problema erano gli occhi. Dove andava a trovare quelle pietre azzurre con i pochi soldi che aveva? “Vabbè diamoci da fare.” In pochi giorni aveva quasi completato la sua riparazione e mancavano gli occhi e il pizzetto. “Il pizzetto lo faccio per ultimo – pensò – così sceglierò la tonalità di azzurro in base agli occhi.” Una volta, si ricordò, aveva letto una rivista dove c’era una pubblicità di un posto dove vendevano delle pietre adatte a creare gli occhi di bambola con riflessi che simulavano le cornee e le pupille. Lo cercò ansiosamente in una vecchia cassapanca e alla fine lo trovò. “Marsiglia? No e come faccio ad andare a Marsiglia?” Ferdinand non aveva la macchina e neanche la patente. Non si era mai mosso da Florac. Andò a rovistare nel cassetto del comodino e poi nella vecchia caffettiera a carbone della nonna dove nascondeva qualche soldo. 50 euro e 27 centesimi, Andò di corsa alla fermata dell’autobus e chiese come si faceva ad andare a Marsiglia. L’autista disse: “Noi arriviamo fino a Briancon poi deve prendere il treno.” “Quanto costa?” “30 euro in tutto”. “E poi come torno?” – pensò. Vabbè la Provvidenza mi aiuterà. Prese i suoi risparmi, una borsa con dentro Barbablù e qualche indumento ed attrezzo e partì. Arrivò a Marsiglia e pioveva che Dio la mandava. Andò all’indirizzo dell’orefice e vi arrivò bagnato fradicio, Si sedette a riposare un po’ poi entrò e trovò le pietre che gli servivano. Erano proprio due occhioni azzurri bellissimi, Pagò e gli rimasero in tasca solo 5 euro. Come sarebbe tornato a Florac? No, decise, sarebbe andato direttamente a Grenoble per consegnare Barbablù alla sua padroncina. Nella sua borsa aveva portato la colla necessaria per dare a Barbablù i suoi occhi, Si rimise in marcia e avrebbe chiesto un passaggio fino a Grenoble, c’era una strada molto importante che univa le due città. Sempre sotto la pioggia si fermò sul ciglio della strada finchè un camionista non ebbe compassione di quel vecchio che agitava la borsa disperato. Lo portò fino a Grenoble pensando che gli mancasse qualche rotella perché parlava di un orsacchiotto, di una certa Dominique e di un certo Barbablù. A Grenoble chiese dell’ospedale Saint Michel che si trovava al termine di una lunga scalinata. La percorse a passo di carica mentre il cuore gli saltava nel petto e il respiro si faceva sempre più affannoso. Infine arrivò all’ospedale e chiese dove si trovasse Dominique. “E’ in quella stanza” – disse un’infermiera, ma non si può entrare. Ferdinand si avvicinò alla stanza poi si ricordò che doveva fare un’ultima cosa. Prese un pennarello speciale dalla borsa e dipinse un bel pizzetto blu sul mento dell’orsacchiotto. Bussò alla porta e sentì la voce di Justine dire: “Avanti.” “Ferdinand! Sei venuto, non ci speravo più!! Ferdinand si chinò sul letto dove giaceva una bambina, bionda, pallida e con gli occhi chiusi. “Non mi risponde più” – disse Justine. Ferdinand le mise accanto Barbablù e dolcemente le disse: “ Dominique, sono qui, sono tornato, sono il tuo Barbablù.” La bambina mosse le ciglia e accarezzò il pelo dell’orsacchiotto. Subito riprese colore, spalancò gli occhi e tirò a sé Barbablù. “Finalmente, ti ho aspettato tanto! E tu chi sei? “Sono il dottore di Barbablù, l’ho curato e guarito per te”. “Grazie, vi voglio bene” “Mamma per favore lasciaci soli”. “Ma io non posso….” Ferdinand tranquillizzò Justine sussurrando “Ci penso io”. Justine prima di uscire vide che Dominique aveva iniziato una animata conversazione con Ferdinand. Justine si sedette su una panca e crollò dal sonno che non faceva da diverse notti. La mattina si svegliò, andò nella stanza di Dominique e vide che lei e Ferdinand erano entrambi abbracciati con Barbablù e sembrava dormissero. Si avvicinò e vide che Dominique aveva ripreso il suo colore normale e dormiva serenamente. Ferdinand aveva il capo chino e Justine capì. Il suo grande cuore aveva ceduto. Le fatiche fatte per portare il suo dono a Dominique erano state fatali. I dottori dell’ospedale dissero che Dominique era guarita e che c’era qualcosa di miracoloso in quello che era successo. Ora se doveste capitare per caso nel piccolo cimitero di Florac, c’è una tomba bianca e semplice con una piccola lapide. Sulla lapide c’è scritto “Grazie Ferdinand, ci hai dimostrato quanto forte è la potenza dell’Amore.”
Io piango e basta!Ma e' una storia vera?
RispondiEliminaMeraviglioso��
RispondiElimina