25 giugno 2022

Un pò meno poeta


Vorrei essere un pò meno poeta
e più metalmeccanico
con i polmoni laminati d’acciaio
per sopportare il tanfo del Capitale
specchiarmi ogni mattina nell’altoforno
ma quanto è bello il sudore operaio!

Vorrei essere un pò meno poeta
e più contadino
con i palmi spaccati di sole
in amore con la madre terra
sentirmi dio che sparge vita
sale di frumento e furore antico.

Vorrei essere un pò meno poeta
e più falegname
avere il dono della resurrezione
delle inerti piccole cose sorridenti
intagliare anime levigate
poggiate sulle gambe dei ricordi.

Vorrei essere un pò meno poeta
e più pescatore
fondatore della città
con il cuore salpato al largo
l’ancora salda sulle radici
e le reti trascinate nella Storia.

Vorrei essere un pò di tutto questo
perché poi il poeta
dal suo cantuccio
si sporchi le mani di genio
per aver toccato
la vita dell’umanità che lotta.


23 giugno 2022

Delfini (2)


Permetti amore?
Voglio ballare con te
gola su gola,
massaggiami di onde,
schizzami di sole,
issami la gioia sulla pinna,
scuotimi su guanciali di vento,
travolgimi di arcobaleni
siamo schegge di follia
capriole d’azzurro
sull’immenso letto del mare.

21 giugno 2022

Spicchi di sole


Ti diverte
sorgere alle mie spalle
con due spicchi di sole coricati
sul mare degli occhi:

sai bene che
morirò dalla voglia
di assaggiare
il tuo sapore di luce.

Cos’è la poesia


Stasera una bimba
mi ha chiesto
cosa fosse la poesia.

Le ho risposto
che la poesia
è quando
il tuo orsacchiotto
piange per essere
portato nel tuo letto
e tu inventi una storia
che finisce
con la promessa di
non lasciarvi mai più.

La sostanza di noi


Se siamo fatti
della stessa sostanza dei sogni
vorrei vivere per sempre
nel sogno di te

e pensare allora
che potremmo essere fatti
della stessa sostanza
dei sassi e del mare.

18 giugno 2022

Sorprese


Le tue sorprese 
camminano scalze
in punta di baci.

Fingo di spaventarmi
perché tu possa ridere
e annegarmi nella tua bocca.

Poi mi sciogli la cravatta
e insieme il cuore
siamo un solo fiato
vestito di pelle.

17 giugno 2022

Sfiorarsi


Sfiorarsi…
quei dolci preliminari
della risacca sulla battigia
il delicato solletico
del sole sulle fronde
l’estatico tocco
della farfalla sugli stami

e i miei curiosi polpastrelli
a percorrere la tua schiena.

16 giugno 2022

Luna di fragola


Mi rannicchio in te
tana luminosa,
ordigno d’amore,
creatrice d’orizzonti

continui ad affabularmi
vita ancestrale di passioni,
a separarmi come mare
per attraversarmi dentro.

Nel silenzio di tanta folla
il mio unico rumore sei tu.

14 giugno 2022

I poeti


I poeti
sono come mendicanti ciechi.
Le briciole che raccolgono
diventano lenti
per osservare l’infinito.

Sinfonie


Intono sinfonie
sull’inedito spartito
del tuo corpo nudo
dove poso versi
pigmentati d’immenso.

13 giugno 2022

Il mito di Leucotea


Il mare
amniotica culla
alfa ed omega
liquida aferesi d’amare
viluppo sensuale
osmosi d’anime

porgimi l’onda
per tornare fanciullo.


12 giugno 2022

Sogno di foglia

 


Mi piace
immaginarmi foglia
che il vento di Maestro
conduca in voltolanti giochi.

Odorosi fruscii di terra
calibrati e roteanti tuffi
dalla valle al mare
sosterò un attimo di sole
innamorato del tuo balcone

per poi perdermi
inebriato di gabbiani
ammaliato di delfini.

Febbre di te


Oggi mi scotta
la fronte dell’anima
sei tu la mia febbre
e non ho rimedi.
Nascondo il termometro
tra le bende
di una poesia ghiacciata.

10 giugno 2022

Schiena nuda


Il maestrale
soffia via l’estate
dalla tua schiena nuda.

Ed io che ti respiro
a pieni polmoni.

La felicità


Ricordo bene
quando m’è scappata di mano:
non mi ero neanche accorto
che si era addormentata
con il capino posato sulla spalla.

È facile abituarsi
alla sua presenza
negli occhi, nei gesti
nelle corse verso il mare.

Sei oltre, il tempo scivola,
hai un pass per l’immortalità
il tuo sogno è lì, puoi toccarlo
e ballarci stretto, hai il restart.

Non ti chiedi più dove sia
non ne hai necessità
sei immerso e la respiri:
non c’è domani
c’è solo e sempre il sempre.

Poi un giorno ti scappa di mano
e il concetto torna a tuonare
ti affonda la lama nell’anima
e pensi di morire.

Ma tu sei un poeta
e impari a morire spesso:
lei è scappata via
e ogni volta che credi
di riacciuffarla ti uccide.

Ci sarò


Si io ci sarò.
Dove si formano gli uragani
dove vanno a cantare le balene
e si truccano le farfalle
sarò lì e mi cercherai le mani.

Ci sarò
in forma di rugiada
vestito di tramonti
sgusciando dalle nuvole,
sarò lì e bacerò le tue paure.

Mi hai donato
una sfera luminosa
con dentro la tua anima
che dondola e sorride:
ti porto con me
a volare sul mare.

Siamo monadi giocose
non abbiamo forma
né dimensione
abitiamo spazi paralleli
penetriamo alveoli divini.

Il tempo è un’invenzione
lo prendiamo a pallonate
siamo eterni e verticali
io e te - stelle nane -
esplodiamo d’amore.

7 giugno 2022

L’amore al tramonto


Mentre il sole cade nel mare
si svolge
la meravigliosa storia d’amore
tra le onde
e le tue rive assetate.









5 giugno 2022

Incontri di meraviglia


Stasera
mi sono truccata
di spazio infinito
e indosso una guepiere
di pizzo nero
intorno alle mie
curve luminose:
ho un appuntamento
con la meraviglia.

Foto di Samantha Cristoforetti:
La luna che incontra l’alba.

Appartenere


Appartenere
è verbo diverso da possedere.

Appartieni a qualcuno
senza essere posseduto.

Appartieni
ai suoi armonici battiti
alle sue cerniere spirituali

appartieni
al suo globo roteante
intorno ai tuoi pensieri

appartieni
alla sua follia
alle sue pulsioni
al gioco dei contrari
all’inversione dei ruoli

appartieni
al suo angolo d’infinito
dove rotolano le galassie
e dal big bang
espande maestoso
il ventaglio della tua anima.

4 giugno 2022

Ti incontrerò *

 


Ti incontrerò un giorno
con la vita affondata
nei jeans sdruciti
e le mani nelle tasche
dei sogni di cristallo.

Ti farò un occhiolino
- solo uno -
perché l’altro
sarà occupato dal pianto.

Ti vedrò piegare
gli angoli della bocca
spaesata di sole
umida di ricordi.

Ma avrò la mia chitarra
e gli accordi della nostra canzone
stampati sulla fronte del tempo.

Canta con me amore
il rotolo dei giorni persi
il ritornello delle fate
le promesse vestite di cielo
le mani che si cercano ovunque.

Canta con me
che in ginocchio sollevo la luna
e te la dono ad ogni sorriso
teniamoci per gli occhi
teniamoci stretti d’incanto.

Canta con me
per non perderci mai più
per vivere per sempre
cucendo baci sulle stelle.

* Ispirata dal film “A star is born”

2 giugno 2022

Formule incomprensibili


A capo chino
davanti alla lavagna
degli incontri improbabili
fisso inebetito
contorte formule algebriche
dal risultato pari a zero.

Zero tondo
zero neutro
zero crudo
zero per poi contare
quanti passi
mi portano da te.

Ma mi perdo
nei numeri negativi
scarabocchio frazioni
particelle impazzite
che non faranno mai
un intero di due.

Ho difficoltà di apprendimento,
interfaccio malamente,
rispondo a strofe,
balbetto ossimori,
mentre la storia
pretende risoluzioni,
dimostrazioni di teoremi,
concatenazioni logiche.

Il mio amore è dislessico.

31 maggio 2022

L’abitudine alla tragedia

 



Siamo nel secolo in cui
le tragedie “a lunga percorrenza”
come epidemie e guerre,
dilatandosi nel tempo,
lentamente allenano
una crudele indifferenza.

Il secolo della permeabilità
delle distanze
ci porta nei luoghi
delle morbose attenzioni
e - singolarmente -
trasforma le tragedie
in inoffensiva “fiction”.

La mia casa sei tu


 Io abito dentro di te.

Percorro
il sentiero calpestato
dai tuoi tacchi 12
e i tuoi passi
mi rintoccano le tempie

controllo
se nella casetta delle lettere
ti sono arrivate
confuse e disordinate
le mie poesie assurde
quelle dove, per esempio,
ci amiamo per sempre
- ma figurati! -

Poi già dalla soglia
mi giunge il profumo
della tua presenza
tutta fragole e panna
e il mio corpo già ride.

Pantofole con fiocco rosso
e dentro il tuo sorriso
velato di seta dorata.

Le tue braccia sul mio collo
- ma quanto sono lunghe
le braccia di una dea? -

Vedo solo stelle ora
che si staccano dal tuo viso
e mi girano intorno.

Siamo in viaggio ormai
io e te sulle onde del tempo
su mille grattacieli
sul divano dei pensieri
sull’Everest e in Amazzonia…

…in realtà non so dove siamo
forse nell’universo dei miei sogni
dove tutto sa di te.

28 maggio 2022

Sorvoli


Ero abituato
al risveglio macerante
maglio cruento
ologrammi sparsi
e intricati labirinti.

Sanguinava la finestra
riflettente la tua ombra
mentre attendevo rabbioso
la fine di questa liturgia.

Ora che la quiete
si è posata sulle pareti
assurdo sarebbe
mancarmi il dolore.

Allora mi affaccio
al mio balcone
di roccia e macchia
e sono felice:
ho una valle da sorvolare.


Buongiorno 🕊🕊🏳️‍🌈🏳️‍🌈

25 maggio 2022

Buonanotte

 

Buonanotte a te
che profumi d’alga
e giochi a nascondino
con infantili tramonti.

Buonanotte ai tovaglioli
lacrime e rossetto
e alle tue vibrazioni
in altalena sulle corde.

Buonanotte ai tuoi balconi
dove rattoppi le ore
perdi il conto delle stelle
perché è bello ricominciare.

Buonanotte al tuo oggi
perché è storia vecchia
ricomincia il cammino
sarà di nuovo rivoluzione.

23 maggio 2022

Percorsi guidati


C’è qualcosa che non va
nelle mappe di google:
cercando la destinazione
“amore”,
una voce stentorea
ti suggerisce
meravigliosi paesaggi
che finiscono in burroni.

Erano meglio
le cartine di una volta
che non ti parlavano,
non t’illudevano,

ma se proprio ti perdevi
c’era un’umanità
che si sbracciava
e ti portava in salvo.

21 maggio 2022

Lo spazio bianco


Amo
quello spazio bianco
tra un verso e l’altro
quel candido guizzo
rumoroso d’attesa
gonfio d’alea

quella pausa sognante
affacciata sul dubbio
interrogativo inebriante
che s’insinua impertinente
tra rovelli parolai

buca la frana
impastata di slanci
invisibile sottolinea
e pèrora suspense
inghiotte la paura
di cadere nel vano

si espande irrefrenabile
sul margine estremo
dove si ferma la penna
ma continua maestoso
il volo del poeta.

19 maggio 2022

La tangente

 



Ero in un cerchio.
Un chiuso perfetto,
viaggio infinito,
eterno ritorno.

Un moto perpetuo
nel sonno
della passione
nella cecità
del fine.

Poi il dio geomètra
ha disegnato
una retta
al di là degli occhi
al di sopra dei miracoli.

Ora mi tocca
all’apice del cuore
e mi lancia
nella quarta dimensione
dove nuotano allacciate
le anime sognanti.

16 maggio 2022

Luna piena

 


D’estate la sera
tiene in braccio la luna
e cattura le poesie
che arrivano da terra.

Quando è piena
esse traboccano
e si posano sui balconi
degli innamorati.










14 maggio 2022

Primavera incompiuta

 

La bella stagione
sciorina i suoi gioielli
boccioli delicati
fanno capolino
l’aria è semplice
parla il linguaggio del sole.

Deposito il mio cuore
al limitare del dubbio:
l’avidità guerreggia lontana,
manca un palmo
perché sull’orizzonte
si spalmi il sereno.

Luna nera

 

La sera indossa
un pigiama di foschia
mentre
la tua assenza
è una luna nera
che esce di soppiatto
con un cappotto di stelle.

Accumuli


Sono scaltri,
indocili,
premurosi e indifferenti
ruvidi e palpitanti.

Si celano
nell’odore di un caffè
o nell’aria salmastra
racchiusa tra due labbra.

Precipitano,
dopo strani,
incredibili percorsi:
solleticano la cervicale,
premono sul cuore.

A volte tolgono il respiro
e ti lasciano
ad abbrancare le ombre.

Sono i ricordi
che ogni giorno
spazzo via
dall’ampio cortile
dell’anima flessa.


10 maggio 2022

Scherzi di luna


La sera arriva
imbronciata di grilli
accovacciati sulle foglie
ed io attendo
che la luna rotoli
sull’arco della tua schiena.

È spirato un fiore


Quando una farfalla
incontra un fiore
ne succhia il nettare
e lo dona ad altri:
è uno scambio d’amore
perché il fiore sa
che la sua specie
sarà garantita.

Ho incontrato un fiore
tantissimi anni fa:
mi ha impollinato
di fragrante gentilezza.

È spirato quel fiore,
ma stringo forte
il suo profumo.

Lenzuola di stelle


Anche stasera
vorrai coricarti
tra lenzuola di stelle
portando il tuo cielo
sotto il cuscino.

Partirai
con il tuo zainetto
pieno solo di cose utili
come i sogni e i desideri.

Lascerai per la notte
il tuo involucro superfluo
e traccerai rotte luminose
saltando sul firmamento.

Per te scoprirò
nuove costellazioni
attaccato al cannocchiale
incastrato nel cuore.

5 maggio 2022

U’ mère nùste declamata da Cosimo Loperfido

 


La mia poesia Ù mère nùste contenuta nella silloge “Dissonanti Sinapsi” declamata da Cosimo Loperfido, fine dicitore e promotore del vernacolo monopolitano.

Altrove


Altrove
è un bel posto
da raggiungere
se siamo io e te
su una gondola di luna.

2 maggio 2022

Inutili pensieri


Avevo riversato
i miei pensieri
in una ciotola
di creta e dubbi.

Con una cannuccia
lunga una vita
rimescolavo assorto.

Scostavo frettoloso
bollicine di nemesi,
incredulo che un fondo
possa essere risalito.

Avevo una domanda
che ha mille risposte
o nessuna di esse:
dipende dal tramonto
rosso delle tue cicatrici
oppure dall’armonia
che tormenta le tue dita.

A che serve pensare
a qualcosa
che pensiero non è,
ma farina di stelle,
brivido sulla pelle,
gravità di sogni.

Così ho gettato la cannuccia
e ho preso la penna:
nuove parole d’amore
irruenti e scomposte
tracimano dalle vene
del mio tempo ritrovato.

Il pudore delle nuvole


Il pudore delle nuvole
ha coperto le stelle.

Esse si mostrano nude
solo a chi arriva
a toccarle col cuore.

Il Carro del Sole

C’è un Carro
che ogni mattina
raccoglie
i pensieri
innamorati
spargendoli
in ogni angolo
di cielo
perché
la notte
divengano stelle.

Sorpreso

 



Ero voltato di spalle
quando il cielo
rosso fuoco
mi ha messo in tasca
la tua fragilità.

Quando l’ho scoperta
sei salita al petto
e mi hai sbottonato il cuore.

Sinfonia d’amore


Nothing Else Matters - Metallica - William Joseph feels the Rain.
Questo meraviglioso brano ha ispirato qualche verso.
Consiglio di ascoltare prima il brano e poi leggere.

I nostri baci
lenti umidi
esploratori di palati
aprono le danze
inanellano sospiri.

E iniziamo a vorticare
nel girotondo di umori
passo dopo passo
scaliamo peccati
più su, più in alto
ancora e ancora
fino al centro del sole.

E poi rallentiamo
ci chiamiamo e ci teniamo
occhi sulle guance
mani sugli istanti
cuori in sottofondo.

Ma la musica incalza
decolla, s’avvita, urla
siamo uno, siamo plasma
siamo parto d’estasi,
gangli di paradiso.

E poi di nuovo vinti
palpebre sazie
ci ritroviamo placenta
embrioni felici
nel nostro lago d’amore.

29 aprile 2022

Recensione della silloge "Gramma" di Lorenzo Dibello

 

Parlare di Lorenzo, e di un libro di poesie scritto da Lorenzo è per me un grande privilegio e un fantastico deja-vu. Entrambi nella nostra gioventù abbiamo attraversato un periodo storico in cui lo svezzamento delle idee sfociava prematuramente, ma consapevolmente, in un rispondere “presente” all’appello urlato dagli avvenimenti che incrociavamo nel nostro andare. E lui oltre a coltivare un impegno politico quotidiano sicuramente superiore al mio, è diventato poeta molto prima di me. Perché si diventa poeti? Perché ad un certo istante si percepisce che il recipiente del nostro animo, dove vengono accumulati gli stimoli più svariati provenienti dal mondo esterno, sta per tracimare. E ci si fa in quattro per evitare che il contenuto di quel recipiente venga disperso in mille rivoli, assorbiti dal terreno arido del quieto vivere, dell’abitudine, del ritirarsi nelle famose Torri d’Avorio o nella protesta elitaria. Ci soccorre la spugna della poesia che con premuroso e amorevole trasporto, raccoglie stilla per stilla questi impulsi e li trasforma magicamente in versi. La poesia ci fornisce strumenti atti a scansionare tutte le nostre pulsioni e un vocabolario che le traduce in volo.

Lorenzo pubblica il suo primo libro - “Oltre” - nel 1991, ma, come si desume anche dalla lettura di questo “Gramma”, ha iniziato a scrivere negli anni ’70. Quegli indimenticabili anni in cui il linguaggio in generale aveva una “ratio”, dove esistevano contrapposizioni anche radicali e violente, ma suffragate da un livello intellettuale di cui pian piano nel tempo si sono perse le tracce. Quegli anni sono stati - come scrisse Jack Kerouac - quelli di una “generazione in movimento”.

“Gramma”, appunto. Dal greco gráphō “scrivo” – “incido”. E Lorenzo ci spiega nella sua introduzione che ha voluto “incidere”, utilizzando le tante derivazioni possibili del tema. Ma, cercando di categorizzare alcune di queste derivazioni, l’Autore non può non compiere escursioni ed evoluzioni tra di esse, in quanto fortemente simbiotiche e interconnesse. È un tentativo vano di schematizzazione che testimonia del costante subbuglio in cui versa il poeta. La poesia fonde e mescola, deterge e innaffia, rumina e metabolizza. Resta esclusa da questa inevitabile commistione la categoria del “Cardiogramma”, che parla l’idioma puro e immune dell’amore, ma questo non ci stupisce affatto.

Nella prefazione di Francesco Pepe si accenna a Pasolini e al suo viaggio in India, paese che ha ispirato le foto di Giuseppe Di Palma che corredano in modo profondo e iconico il volume. Ma Pasolini è il convitato di pietra di quasi tutte le liriche di Lorenzo. La sua visione sferzante dell’epoca consumistica, edonistica, il suo pessimismo sul futuro apocalittico dell’umanità, il suo tendere verso una purezza ancestrale e un riaccostarsi ad un modo di vivere semplice, preindustriale, bucolico, li ritroviamo un po’ dappertutto.

In “La vita scivola”: “Il turbinoso capitale in fine si fermerà/in spazi ricolmi di ossa e membra”.

In “Senza nuvole né legge” affiora la disperazione senza rimedio di una generazione che prende spunto dal film di Varda “Senza tetto né legge”, dove una vagabonda muore di freddo dopo aver incontrato varia umanità: “Disperdemmo il calore/acquistato al mercato delle fragilità/ancora una volta/nei laminati incontri nell’autoparco/senza nuvole né legge”.

In “Iconoclastici bistrot” “un urlo malinconico verso il proliferare di una città sempre più commerciale e indifferente al paesaggio”, dove intravedo un non velato riferimento a questa città.

Tema che torna anche in “Si poggia la vita notturna” sull’aggressione selvaggia dei centri storici.

In “Ma che vergogna” dove viene sferzata l’intoccabilità dei potenti e stigmatizzata la rinuncia alla denuncia o in “La piazza invoca” dove emerge una rabbia cupa e incontenibile.

In “Lavori in corso” “il saggio nostro riprodursi/di resti tufai e cemento impastato/senza ponti né vascelli/come di turisti frettolosamente incantati/da vetrine laccate/di insane opportunità”.

In “Molto potere per nulla” “E’ tutto sotto controllo/molto controllo su tutto/per un Potere condiviso/senza nulla dividere/se non la illusione/ di un ultimo piumone/svenduto dai mercanti”.

In “Miti e mediocri” dove si ironizza sulla mediocrità e sulla superficialità dell’effimero.

In altri versi Lorenzo pare ripercorrere l’ironia fustigatrice del cinereo Bukovski o del Prevert meno romantico, o l’impegno indomito dei “poeti della protesta” Percy Bysshe Shelley, William Wordsworth, Walt Whitman.

Percy Bysshe Shelley in particolare scrisse nella sua “Difesa della poesia” che “i poeti sono i legislatori del mondo non riconosciuti”.

Il tutto con una spruzzata di riverberi montaliani che però non soffocano la forza e la costanza di un impegno civile.

In “Niente di più doloroso” viene descritto un girone infernale dei peccati dell’uomo contemporaneo.

In “Scoperte le nudità” si svelano le nefandezze, camuffate in tutte le forme, del Potere.

“Mezz’uomini” è un vero e proprio festival di maschere pirandelliane con i loro tic e il laissez-faire tipico di un comportamento egoistico e opportunistico di una parte di umanità.

“Maledetta vita” mette in evidenza i tre aspetti sostanziali dell’esistenza “maledetta, stupenda e ridicola”.

In “Tra il dire e il fare” riecheggia Claudio Lolli e il suo “Aspettando Godot”: “Hai ancora troppo da dire/per poter pensare/di avere qualcosa da fare/come ad esempio morire”.

Le evidenti tracce di altri cantautori compaiono in “Ora come allora e per sempre” come la dissacrazione mistica di Franco Battiato “falsi tutori caparbiamente gelosi/dell’immagine costante di sé stessi/ancorché propria dei divini egizi/degli intrepidi greci e dei saggi bizantini” e i fendenti precisi di Pierangelo Bertoli “E ogni attesa finirà tradita/nella grassa seconda sagra/da ciceroni avversi a proconsoli/drogati dalla impudente sicumera/in palazzi in odore di quaquaraquà”.

In “Tutti uguali” pare ascoltare in sottofondo le note dei Pink Floyd di “The Wall”: “Non uguali ma tutti diversamente/deboli capaci di stare in riga/uno davanti all’altro per nascondere/la propria debolezza”.

Altrove l’Autore ritrova scampoli di tenerezza, quando si rivolge alla figlia con insieme, sia la consapevolezza delle difficoltà che ancora la donna trova per conquistare rispetto e riconoscimento dei propri meriti, sia la delicatezza di non voler assolutamente condizionare da padre premuroso le sue libere scelte.

In “Cosa ti darò” c’è l’incoraggiamento a vivere in modo indipendente e consapevole.

In “Senza disprezzo” la invita a non farsi trascinare dall’odio per un mondo che bullizza e insulta le donne.

Oppure quando volge lo sguardo indietro a commossi ricordi dell’infanzia in “Due nonne due uova due dolci”.

In “Riconosci quel che devi alla terra” si raccomanda la memoria costante delle proprie radici: “ammonisci chi solo in alto/porge lo sguardo smarrendo ogni identità e profilo di appartenenza”.

Visionaria è “La guerra rattrista solo gli illusi” che ci riporta prepotentemente e drammaticamente nell’attualità: “E nella Guerra ognuno ci rientra per colpa/per l’egoismo spudorato/che massacra l’amore”.

Cito ancora in questo ovvio, insufficiente tentativo di suggerire un “ordine” di lettura (che la poesia di per sé abiura in quanto disordine per definizione):

“Le forme del mondo e della vita” sull’immodificabilità da parte dell’uomo delle forme naturali;

“La giovane senza lacrime” una appassionata rivincita della donna emarginata;

“La carezza dell’acqua senza sapone” sulla imprevedibilità e le circostanze che ci possono cambiare la vita.

In Criptogramma il poeta si diverte un po' con alcuni calembour:

In “Significo” dove i tifosi napoletani saranno contenti visto che cita “segnando ogni insigne”, ma che in realtà insinua il dubbio sui grandi riferimenti politici, sociali, di costume ecc.;

In “Il dado è tratto” si smitizzano le verità sistemiche che ci vengono propinate;

mentre “Borghese gentiluomo” è una parabola sulla mediocrità.

Discorso a parte merita il “Cardiogramma”.

Qui l’impressione è che il poeta lasci un pò andare i comandi del suo velivolo, passando da un aeromobile con un ben preciso piano di volo, ad un più leggero aliante che si affidi ai dolci venti delle pulsioni, alle correnti sanguigne che incrociano negli strati alti dell’atmosfera, dove si respira l’aria pura e convulsa delle passioni.

Facciamo parlare i versi:

In “Bruna, onda esile bruna…” “strappi il calore del sole/alla sabbia cui ignaro affidai/il tuo corpo fiero di giunco”.

In “Veleggia” “Ma come è vero che le tue labbra sono dolci/come il boccio delle prime more/così è dolce il latte del tuo seno/cui serafico mi rigenero senza tregua.”

In “Prima e dopo” “E la tua alba sarà nei miei occhi/tristi e silenziosi/ad attendere le tue volontà/o perlomeno le Tue voluttà”.

In “A te” “La complicità del nostro amore/così distrattamente disperso tra i marosi”.

In “L’ultima volta”, che in realtà è stata la prima volta, ci risuona ancora lo stupendo verso “Era riuscita a sfilarmi/l’aorta dalla camicia”.

In “Uno di questi giorni” “Vorrei sentire il tuo amore incontaminato/aggiunse con la tenerezza/di chi chiede al sole di/lasciare il posto alla luna”.

In “Tra i tuoi capelli” “Perdersi è dir poco/Sconfinare oltre ogni/margine dell’umano/per ritrovarsi riavvolto/come tra Bacco e Venere/sempiterno e lieve”.

Come sempre l’amore alla fine vince su tutto, ricompensandoci delle ferite inferte da una realtà a volte insostenibile, ed avvicinandoci a quella dimensione sovrumana a cui dovremmo tendere per redimerci dalle nostre piccole meschinità.

Chiude il volume una raccolta di opere giovanili le S-grammature dove Lorenzo dimostra una continuità e una coerenza creativa intonsa negli anni.

In “Astri sconfinati” ritroviamo ancora Battiato: "Astri sconfinati nelle sventure del cosmo/vi rincorrete nello spazio atemporale/con energiche attrazioni/in sempre dissimili orbite/aspirando trepidi vitali rincontri”.

“I ppure m’agghje sunnète” è una scherzosa chicca in dialetto;

In “Desiderare di perderti” “Violenterò le tue voluttà/e come acqua corrente/derogherò con preavviso/lasciando i tuoi vascolari aridi/abbandonati dal mio e tuo sangue”.

In “So di amarti nel rinnegarti” “Sei sempre nuova nel tuo mondo/di cenere cristallina/coi tuoi paventati tremori/nella tua addomesticata letizia/nel sapiente computo delle differenze/di noi inarrestabili procacciatori/di inconfessati rimpianti”.

La condizione del poeta, al di là di estemporaneità legate al caso, è il dimenarsi in un tempo insufficiente, in una realtà rugginosa, in un bacino dove raccogliere scampoli di felicità. Noi ragazzi nati negli anni del boom economico abbiamo goduto di tempi esaltanti che hanno forgiato il nostro sentire e ci hanno donato strumenti lenticolari, con i quali spalanchiamo le finestre sul mondo. Io e Lorenzo eravamo due degli amici seduti al bar della poesia che voleva cambiare il mondo, poi uno è entrato in banca e l’altro in aule giudiziarie. Non siamo riusciti a cambiare il mondo, ma il nostro orgoglio, credo, sia quello che il mondo non è riuscito a cambiare noi. Forti del nostro percorso ideale, continuiamo a scrutare l’orizzonte con il terzo occhio, quello dell’anima. Lorenzo con questo libro ci spiattella le pochezze, le infamità e le crudeltà che ci circondano. Ma ci suggerisce anche di non perdere la meccanica del volo, di non scomunicare l’ebbrezza del sogno, di non cedere alla piattezza e all’afasia.

Robert Frost diceva che “la poesia è un modo di prendere la vita alla gola”.

Lorenzo ci prende alla gola e non molla la presa fino all’ultimo rigo.

25 aprile 2022

La mia ragazza


La mia ragazza
ha le gote rosso mela
e sopracciglia irriverenti
che s’inclinano per burla.

Lei si muove vibrando
come le onde dell’Adriatico
profuma di fontane d’altura
e quando è triste
piange lacrime d’argento.

La mia ragazza dipinge sogni
e li regala sotto i ponti
a chi non vuole nulla
ma si ciba di bellezza.

Lei ha dentro cento sinfonie
balla sull’orlo dei vulcani
ma si nasconde col lenzuolo
quando fuori c’è temporale.

La mia ragazza è bella
come il cielo d’aprile
quando taglia a strisce il mare
lei è così bella
che ho paura che si rompa.

Lei pedala sulla sua bici
ridendo di vento e capelli
mentre fa la gimcana
tra le mie noiose fobie.

Sarà vera la mia ragazza?
Non so e cosa importa?
Se scrivo su di lei
mi basta per toccarla,
se invento su di lei
mi basta per amarla.

Bolle di luna

 

Soffio parole
rivestite di bolle
che la brezza della sera
spinge verso il mare.

Scoppieranno infine
liberando poesia
profumata di luna.

23 aprile 2022

La visita della farfalla


Ti posi
inusitata ospite
sulle mie grigie fantasie
curiosa di zampette,
barcollante di vento.

Hai il dono della fragilità
che mi turba e mi attira:
per questo
faccio delle mani
pista d’atterraggio
per offrire una pausa
alle tue missioni.

So che ti fermerai poco:
il meraviglioso tempo
di un respiro di colori,
ma quel poco è immenso
per me che - a volte -
la terra m’inchioda.

Amo la tua evanescenza
e la tua possanza di volo,
il tuo volteggiare rotondo
che mi trascina nell’incanto.

Torna - ti prego -
ogni tanto a trovarmi,
a vestirmi di sole,
portandomi in visita
su petali di rosa
e particelle d’infinito.

22 aprile 2022

Sole malato

È ora
di sottrarre
dall’invaso mai colmo
l’amaro additivo.

Provvidi tiranti
libereranno
il mio orizzonte
della tua acida luce.

Il tempo non cancella
danni collaterali
vittime sacrificali
di cui porto la croce.

Mi batterò il petto
fino all’ultimo respiro
per la mia stoltezza,
immeritata follia
della mia fragilità.

Scompari finalmente
sole malato:
cerca un emisfero
più consono
alle tue miserie.

21 aprile 2022

L’equilibrio del gatto

 

Mi affascina
il tuo splendido equilibrio
indifferente all’altezza,
ubriaco di vertigine.

Elegante prodigio
passeggi sui centimetri
maestoso e vagamente snob.

Invidio la tua capacità
di mediare illuminato
tra i bordi delle scelte,
tra i lati dell’ inquietudine,
tra le tentazioni del volo.

Forse un pò ti assomiglio
incosciente a volte
costeggio la forma delle nuvole
bordeggiando sogni.