6.9.26

La casa col gelsomino



Intorno a quella casa
fiorisce il gelsomino
sale dai sassi scheggiati
e si aggrappa alle grondaie.

L’uomo si tolse il cappello
e lo appoggiò sul tramonto.
Aveva tanti anni nelle scarpe,
scarpe bucate di lato,
le scarpe di un bambino.

La tortorella emise un vocalizzo
sembrava un lamento,
sì forse era un lamento
e l’uomo scostò le palpebre
per far passare il viso di lei.


Non era cambiata, no.
Sempre quel sorriso,
solo su di un lato di labbra
solo su di un lato dell’universo.

L’uomo raccolse il brivido
che gli era caduto sul petto
e stranamente
pensò ad una canzone
lontana cento secondi
in cui le diceva buongiorno
e alla fine si piange
perché si diventa una cosa sola.

Il tramonto protestò
di non essere un attaccapanni
e l’uomo raccattò il cappello
mentre il gelsomino pregò
che arrivasse presto la luna
a nascondere il fatto
che stava perdendo la presa.

11.8.26

Perseidi



Non angustiatevi
se alzando gli occhi
nessuna stella
vi sta facendo cenno.

Fatevi incavo
delle parole scucite
dagli ultimi della fila

i lampioni nei loro occhi
verseranno luce
quando vi credevate perduti

afferrate le mani
che si trattengono ai bordi
toglietevi il cappello
davanti alla poesia
della sofferenza

essa riempirà
le vostre borracce
e riprenderete il cammino.

20.7.26

Rotondità



L’alba
ha rotondità diseguali
strettoie invitanti
effimera sordità
in cui l’urlo del cosmo
rimbalza strenuo.

Con la mano
disegno vuoti
in quel pezzo di cielo
disoccupato dai sogni

rotondità diseguali
dove il tuo viso
inclinava il tempo.

15.6.26

Definitiva



Vorrei scrivere una poesia
definitiva

una che non mi chieda più
di perdonare
ma una che non mi perdoni
che non mi salvi

una che scavi
e riporti alla luce
una poesia semplice
costruita dalle macerie
una casa di cristallo
che mi renda trasparente.

10.6.26

Calma nel Porto



Placida la corrente
sfarina la notte.

Ogive scalfite
reggono il senso
di un candido fluire.

Dispiego mozziconi
di barcollanti pensieri
nella rassicurante carezza
materna bonaccia.

19.5.26

Il compleanno di Hind


Hind Rajab

Madre
è la fine dei confini
l’enigma perfetto
dove muoiono le guerre
nocciolo primordiale
della creazione.

Madre
è la vita sulle dita
il ventre della Terra
labbra del mondo
rifugio inaccessibile
delle disperazioni.

Madre
conservami il sorriso
le mie bambole smarrite
il foglio bianco
con l’ultima poesia
soffocata nella culla.



25.4.26

Paesi



Paesi
danzanti di schiuma
sulle prue imbiancate
recintate dal vento

paesi
impigliati di sole
inginocchiati al miracolo
redenti e ridenti

paesi
grondanti luce
uniti e solidali
voraci d’amore.

21.4.26

I paesi



I paesi
degli eterni ritorni,
le domeniche appoggiate
ai bastoni da passeggio,
i crocicchi coi proverbi,
le maldicenze sussurrate
con i dolci ed il paltò.

I paesi
umettati di cordiale,
freschi di stampa,
discussi dal barbiere,
brillantina con bombette
e stivali demodè.

I paesi
che ora ci fissano estranei,
surrogati di folla
in accelerata vanagloria,
i paesi smarriti,
mercanteggiati e svenduti.

23.3.26

Non un giorno qualsiasi


 Hopper

La domenica scivola via
nel suo giubbino di marzo
e porta via con sé
parole freddolose
che si stringono
a cercare un tepore,
una direzione,
un sentiero maieutico.

La mezzanotte
ha crepe di memoria
dove frugare
tra le piaghe
di versi sanguinanti.

19.3.26

Incanto



La mano sotto il mento
m’incanto ad osservarti
mentre sollevi il sopracciglio
e sorridi solo da un lato.

Qualche ruga battaglia un po’,
ma poi s’arrende agli eventi
con l’espressione di chi sa
come farmi impazzire
recitando Neruda
alla luna, al mondo,
sbottonandomi l’anima.

17.3.26

Ipermetropia



I poeti
affetti da ipermetropia
inciampano spesso,
barcollano tra i venti

si afferrano
a rocce appuntite
con versi graffiati

talvolta impugnano
due stampelle
una nel fango
e una nel sogno.

11.3.26

Il tempo è fermo

Laurits Tuxen


Vano
lo sfregare del tempo
carta abrasiva
sul bordo dei ricordi

mi ritorni intonsa
nei raggi di una luna
affogata nel mare

in una canzone
che un pescatore
dedica alla sua barca
alla fonda nella malinconia.

16.2.26

Le poesie d’amore



La poesia
quando parla d’amore
svillaneggia la fisica
azzera la gravità
schernisce lo spazio/tempo
congiunge atomi
di carne e stelle nane

la poesia d’amore
non pone limiti ai corpi
eterodiretti
da briglie d’Infinito.

8.2.26

Il viaggio del bacio



Il bacio
è un viaggio
a bassa velocità
che tocca varie città

in alcune
ama soggiornare
in altre tocca e fugge

ma in tutte
lascia un ricordo
che lo soccorra
quando tornerà.

6.2.26

Sotto il faro



La strada era bugiarda
nelle scarpe giocavano
favole di cartone
la luna scherzava col mare

ti trovai dietro il faro
lampeggiavi sul mio petto
tra i lamenti delle barche

srotolasti la mia storia
e mi prestasti le mani
“Tienile per sempre”

Senza prospettive





Senza prospettive
guaisce il cane
al guinzaglio nel limbo
offre il suo canto
al carro di nuvole
mentre il passante
nudo con l’ombrello
si schianta di risa.

Mi ascolto uggiolare
e penso di arretrare
oltre il confine
dell’inattuata coscienza.

30.1.26

Infierire sui fogli



La sera ha un passo delicato
saluta con affettata confidenza
a volte regge sulle spalle
propositi battaglieri
altre volte depone le armi
scusandosi per aver osato

spesso ha una canzone
tra le mani
il ricordo di un sorriso
smarrito chissà dove
un libro
dimenticato in un cassetto
due facce che fingono
di amarsi in uno schermo

una voglia di poesia
mettendoci tutta l’anima
facendo tutto il possibile
per non picchiare i fogli.