10.3.24

Sei parole in cerca di poesia



Sei parole rabberciate
girano a vuoto,
si sentono
lettere a caso,
disfunzionali,
costrette in ipallage,
eterodirette in litote.

Sei parole in trenino
vagoncini deragliati
su binari del nonsense,
percosse e spuntate
graffiano palati
privi di saliva,
secche ed assetate.

Sei parole orfane
di una direzione,
spente di follia,
scucite di enfasi,
spogliate di un concetto
inservibile e atono.

amoreeternitàricordocuorevitapassione

Sei parole in fila
disoccupate
o sovraesposte,
sei parole mendicanti
in cerca di poesia.

25.2.24

La domenica del passeggio



La domenica
non aveva il vestito buttato addosso,
ma la lentezza del suo dipanarsi,
l’armonia di un brano “soul”
ritmato su caldi polpastrelli.

Passeggiava su chianche riconoscenti
la cui eco era concerto di vicoli
sguardi levigati di voci
cenni del capo alla comunanza.

La domenica
era sorriso solo al pensiero,
lo sfottò alle divagazioni sportive,
pregusto di timballo
baci sulla fronte dei ragazzi
che attendevano i pasticcini.

Era pensare ai genitori soli
sentire l’insoddisfazione di un saluto
che per loro era uscio sull’allegria.

La domenica
questo strano rito
che ci portava indietro
nella calma di un sogno antico.

L’equatore



L’intersezione perfetta
dei nostri desideri
paralleli e confluenti,
incastro di linee,
ridondanza di aurore,
amplesso di zenith.

Sei tu l’equatore
dove ruota
pallido
il mio pensiero.

11.2.24

La cartolina






Nel mio viaggiare
su inasfaltate strade,
ponti sull’assurdo,
mari e ghiacciai
ho un impegno fisso:
mandarti una cartolina di quelle
che camminavano lente
“a te pensai
oggi, sempre ed oramai”.

Una cartolina in bianco e nero
macchiata di polpastrelli
con le rughe di una canzone
che amai tanti singhiozzi fa.

Oh! si ti amai
ma solo nei miei viaggi
quando legavi le mie valigie
con i lacci della poesia
quando eri il necessario
tu, lo spazzolino e l’aria.

E te lo rammento
con quei saluti
solo su una cartolina
che spedisco
senza francobollo
perché non ti arrivi mai
prima dei miei pensieri
appiedati nei sogni.

6.2.24

Vestita di poesia



Avevi solo un modo
per diventare eterna:
finire sulle mie righe
sconclusionate
vestita
di sola poesia.

22.1.24

L’insano fardello



Vorrei chiederti
come ti permetti?
- ignara -
portare di qua e di là
il mio cuore
insano fardello?

Ma mi rispondo:
- altrove -
palpiterebbe d’inerzia
senza fremiti e fiamme.

Sarebbe capace di fermarsi
senza neanche
farsene accorgere.

17.1.24

La morte delle parole



Le parole muoiono
dopo lunghe agonie
in debito d’amore.

Poesia piccina



Voglio scrivere una poesia
piccina piccina
solo uno scarabocchio
in mezzo a un grande spazio
un immenso spazio bianco
dove vivi tu
con la mia confusione
e una matita spuntata.

9.1.24

Impronte di labbra



Quella sera
era accesa di stelle
fiammiferi distratti
ruzzolavano sul parabrezza.

Ti avevo perso ad una curva
- che non sembrava
fosse davvero così curva -
finché non mi bucò le palpebre.

La notte ormai
mi era scesa nelle tasche
ero chino sul volante
a guardare la vita slacciata
quando sentii bussare
tanto da ingoiare il cuore.

Le tue labbra rosse
erano disegnate sul vetro
e ne sentii il sapore
l’ultima volta
prima di nascere.

6.1.24

Lo scorpione



Penso a chi va per mare,
e a dritta
ha sempre un altro orizzonte,
a chi ha un’ala nascosta
sotto il cappello,
agli esploratori di sè,
ai minatori di carezze.

Penso agli affamati di sogno
a chi dorme
sotto i ponti dell’assurdo
ai matti che parlano
il linguaggio dei gabbiani.

Penso a chi viene punto
dallo scorpione della poesia
e non aspetta altro
che il veleno lo uccida.

3.1.24

L’aratro del Tempo



Pingue di boria il Tempo
ignora la mia destrezza
e tenta la connessione
con pusillanimi recettori:
la Ragione ed il Buon Senso.

Abbaiano - loro -
ad una luna epicurea
che li gabba di luce.

Io viandante di alfabeti
m’aggiro in crateri illuminati
sull’Oceano delle Tempeste
dove affonda la tua ombra.

Sei dall’altra faccia
dove il Tempo non arriva:
il suo aratro è fermo
e tu continui a rifiorire
eterno bocciolo di rosa.

27.12.23

Il dolore delle pause



Il dolore più sordo
è quello
nello spazio bianco
che si coagula
tra i versi impigliati
nel reticolo del pensato.

È proprio lì
che la sinestesi
imprigiona la percezione
dell’amore perduto.

23.12.23

I sentieri della luna



Era una sera di quelle speciali
quella in cui qualcosa pesa
negli interstizi tra dubbi e fole
fra le inevase tortuosità
in cui s’annebbia il passo.

Allora ti può accadere
seduto in grembo al Nulla
che luna ti tocchi la spalla
chiamandoti per nome:
“Non tutto è da buttare”
- dice -
con un lampo d’argento.

E tu ti sollevi e torni a camminare:
quei riflessi di metallo
sono sentieri nel cielo
di una storia che attende
il suo momento per brillare.

15.12.23

La devozione delle reti



Frange rosse sulla banchina
noi figli del mare
pescatori di lacrime
le mani rigate,
sangue rappreso
su tonfi di onde.

Pescatori di sogni,
farfalle senz’ali,
abbiamo posato la vita
grati nel porto
dove s’accosta il miracolo.

10.12.23

Il poeta cieco



Soldatini impettiti
gli anni si allineano
marciando spediti
sulle righe della memoria.

Da quel giorno
le parole bruciano
per farsi inseguire
da un poeta cieco
che vuole amare il sole.

3.12.23

Ciottoli



Ciottoli smarriti 
i miei versi…
disequilibri rotolanti
su chine incolori.

Mete ignote,
bussole infrante,
solo propendo
verso l’infinito.

22.11.23

Ho sempre tutto in ordine



Ho sempre tutto in ordine.
Sistemo il sole la mattina
fra due pensieri taglienti
e lui s’adegua sbuffando un pò.

Le persiane sbadigliano
con le bocche impastate
di foglie e di rugiada.

Il letto gigioneggia nell’attesa
di essere rimboccato.

Nello specchio qualcuno
mi osserva distratto
e un cucchiaino di jazz
si perde nel caffè.

Anche la polvere
sa come farsi trovare
e ride, la stronza.

Qualche poesia mi va stretta,
ma poi la stiro meglio.

Tutto ha il suo senso
nella giusta collocazione
fra stomaco e nervi.

Poi mi accade la sera
esaurita l’agenda
nei luoghi dell’inerzia
di tornare verso casa
con i pugni sul petto
chiedendomi perché
in quest’ordine sublime
manca tanto lo sgambetto
del tuo facile disordine
a farmi ruzzolare il cuore.

20.11.23

Recensione “Jupiter IRBM” di Beppe Stallone



Beppe Stallone, giornalista, collaboratore del “Nuovo Quotidiano di Puglia” esordisce come scrittore con una raccolta di racconti brevi intitolata “Jupiter IRBM”. In essa “non esiste un filo conduttore vero e proprio” dichiara l’Autore stesso, “essendo un contenitore di vari spunti derivanti perlopiù dall’attività professionale, ma anche da spaccati di vita più intimistica”.
In effetti dalla lettura, sempre gradevole, di questi testi ci sono evidenti tematiche traslate da cronaca e reportage frutto del suo lavoro, intermediate con cornici emotive che possono assumere risvolti talvolta thriller, talvolta ironici, talvolta di amare prese d’atto.
Tuttavia se si vuol estrarre un tema dominante, emerge certamente quello della complessità dell’umanità a ridurre le tensioni verso i conflitti, soluzione invece che, se fosse in mano ai bambini, troverebbe vie d’uscita molto più semplici e accessibili. Così è per la Guerra Fredda, rievocata nel racconto principale , “Jupiter IRBM” e in “Ù biliz” dove la famiglia di un bambino viene segnata da un’esperienza di criminalità e pentimento di un genitore.
In “Balaton”, altri fatti storici - la repressione della rivolta ungherese del ‘56 - sono lo sfondo di una bella e commovente saga familiare.
Particolare e intrigante l’incursione che l’Autore compie nella fisica quantistica, ne
“Tutta colpa dei neutrini”, vere e proprie “schegge” di scrittura aforistica, dove si immagina il permanere della vita in forma non visibile, al termine di quella terrena, sotto forma di fasci di particelle, pensanti e senzienti. Iconiche, sono inserite rievocazioni delle tradizioni religiose popolari dell’approdo della zattera della Madonna della Madia a Monopoli e la trasposizione onirica delle reliquie di San Nicola a Bari nel racconto “Nicola mio fratello”, in chiave quasi psicanalitica.
In conclusione, addentrarsi nella lettura di questa raccolta è un percorso mai scontato, poliedrico, istruttivo, per l’evidente approfondimento professionale di fatti poco conosciuti, spesso con finali inaspettati e vibrazioni emotive.
Un esordio promettente che apre le porte a possibili evoluzioni dell’Autore verso forme espressive più ampie come il romanzo, la sceneggiatura o anche la drammaturgia teatrale.

17.11.23

Stelle cieche



Le mie poesie
sono stelle cieche
affamate di luce,
traiettorie di alfabeti
orfane di gravità.

Le metto in fila
zingare tristi
in un cielo bugiardo.

Mi attardo ad origliare
il silenzio che addenta la gola.

3.11.23

Le cose semplici



Mi sono sempre piaciute
le cose semplici
le persone semplici
quelle che hanno
pensieri semplici
su argomenti complessi
che hanno poche
risposte semplici
ma tante tante domande
fuori dai libri
fuori tema
fuori di testa.

Tu mi facevi
tante domande
e leggevi le risposte
sulle labbra del cuore
tutte risposte
di cui sapevi la direzione
il vento
il sogno
che ti avrebbero portata
in paesi lontani.

E viaggiavamo
insieme
su barche di cartone
con ali ridicole
verniciate di silenzi
su nuvole di parole inutili
senza senso
perché
ci mangiavamo di parole
ad occhi nudi.

Eravamo
un miracolo semplice
bastava pensarci
senza sforzarsi
un miracolo
così semplice
che durò
la vita di una bolla
nel fiato di un bambino
che ti soffiò via.