29.8.20

Succede


Succede che
nel girare il cucchiaino del caffè
penso al cornetto
che lasciavi sbocconcellato
e a quelle briciole di te
che seguivo fino alla fine
del tuo odore.

Succede che
nello scorrere la libreria
rimetto i segnalibri
dove tu avevi le linguette
e leggo le tue pause
sfogliando le curiosità
che avevano acceso
i tuoi occhi sparpagliati.

Succede che
nell’aprire gli usci
delle mie stanze vuote
cammino sulle tue tracce
invisibili a chi non conosce
il percorso della tua anima
e ritrovo il cantuccio
dove ti eri nascosta nuda
per farmi impazzire.

Succede che
parlo ancora il tuo ridere
deliziosa eco argentina
respiro sempre il tuo gemere
picco di delizia sublime
avvito ancora il mio silenzio
alla tua ombra diamantina
graffio sempre il mio desiderio
fra gli spigoli della tua assenza.

Succede.

E sono sorsi di ambrosia.

Mattino


Mi sciolgo
in vibrazioni di luce.

25.8.20

Chissà

Nel planare insipido
di un agosto esitante
riprende a ticchettare
l’orologio del “chissà”.

Nuvole basse s’accartocciano
bevono dubbi sconosciuti,
vecchie identità rimosse
spalancano cantine polverose,
archivio dei nostri egoismi.

Chissà.

Fuochi fatui punteggiano il domani:
disegno nuove costellazioni
unendo punti del mio vivere,
inutili domande sul trascorso
soverchiate da nebbia incombente.

Chissà.

Sarò lapillo o cenere?
Il fiume represso di dolce lava
trattenuto da argini di paura
confluisce in oceani di rabbia:
sarà bonaccia o procella?

Chissà.

Sbircio nei pertugi dell’anima
trovo solo cestini colorati
pieni di giocattoli di pane:
so che sono lì per donarli
a chi vorrà leggermi il cuore.

22.8.20

Modalità di estrazione

Per ucciderti dentro di me
devo uccidere ogni atomo
ogni singolo istante
che hai infisso nel mio tempo.

Per soffocarti dentro di me
devo strozzare ogni urlo
ogni gemito emesso
che hai levato nel mio cielo.

Per incenerirti dentro di me
devo bruciare ogni verso
ogni singolo verso sprecato
che hai truffato al mio cuore.

Per giustiziarti dentro di me
devo decapitare ogni sogno
ogni perverso maldestro sogno
che hai narrato alla mia anima.

Per scaraventarti fuori di me
devo ucciderti giorno dopo giorno.

Risveglio d'agosto


Le lenzuola attorcigliate
intorno alle tue gambe
il mio viso sdraiato
sul tuo respiro chiaro
sazia di irresistibili baci
emetti ancora vibrazioni.

Nell’aria agostana
danzano spire di voluttà
miste a freschi aliti di rosa.

Circondi il mio universo
con asteroidi scintillanti
precipiti sulle mie labbra
con rotazioni geostazionarie
ti arrendi ai miei percorsi
sul tuo corpo accogliente.

E poi hai chiuso gli occhi
regalato un sorriso al mondo,
e un inchino alla Luna
che saluta i teneri amanti
prodiga di sensuali carezze. 

Un'altra epoca

Un’altra epoca
un’altra storia
una musica giovane
che mi prese per mano
toccò le corde dell’anima
m’inondò di luce.

Ora c’è un grande silenzio
che fa l’amore con il tempo
fermaglio cieco del rimpianto.

Però il vento sussurra al mare:
puoi ancora volare!
Spiega le ali al sole
sei sempre il più bel te stesso.

19.8.20

Impronte


Le tue impronte mute
serpeggiano il presente
sospeso candelabro vittoriano
impolverato d’assurdo
orlato di gemme nere
una ogni scavo
della mia fragilità.

Incandescenti marchi
ledono epidermidi avvizzite
dove hai lasciato
sogni di cartone accatastati
confusione di voglie
irriverenti fobie.

Ogni tanto pesco un ricordo
seppellito di banalità:
riluce di vita propria
rimbalza in primo piano
tra schizzi di domande
enfasi incancrenita.

Ho spalancato la gabbia
del mastino feroce,
bloccato con due tufi
la tentazione dell’oblio:
per ora attingo vorace
alla fonte del rancore.

Fantasie d'estate

La sabbia scorre
sulla tua schiena nuda
in ambrati rivoli
e mi diverto
ad anticiparne
l’inebriante destino
posando le labbra
fra le turgide curve.

Principessa tra le dune,
corolla di gemiti,
urlo di fremiti,
annegami di sole,
frangimi l’anima.

Noi, rotolati nei sogni,
arresi alle fantasie d’estate.

18.8.20

Ferruccio Leone


Quando un uomo con la poesia incontra un uomo con la barba quello con la poesia è un uomo morto.
Non ricordo com'è finito il film...

16.8.20

Ti sta vedendo l'altra - Pedro Salinas


Ti sta vedendo l'altra.
Somiglia a te:
i passi, la stessa fronte aggrondata,
gli stessi tacchi alti
tutti macchiati di stelle.

Quando andrete per strada
insieme, tutte e due,
difficile sapere chi sei,
e chi non sei tu!
Così uguali ormai, che sarà
impossibile continuare a vivere
così, essendo tanto uguali.
E siccome tu sei la fragile,
quella che appena esiste, tenerissima,
sei tu a dover morire.

Tu lascerai che ti uccida.
Che continui a vivere lei,
la falsa tu, menzognera,
ma a te così somigliante,
che nessuno ricorderà
tranne me, ciò che eri.

E verrà un giorno
perché verrà, si verrà -
in cui, guardandomi negli occhi,
tu vedrai che penso a lei
e che la amo
e vedrai che non sei tu.

Pedro Salinas

Che cos'è la felicità


La incontrò su una spiaggia poco frequentata. Era il 14 agosto e il solleone crepava ogni materiale esposto per più di 10 minuti. C’era folla sciamante ovunque, ma quella spiaggetta nascosta alla vista dietro vecchi capannoni abbandonati era pressoché deserta. Lui leggeva Goethe, lei leggeva Joyce. Fu amore a prima vista. Non si presentarono neppure e dopo 5 minuti erano immersi nella discussione se le forme di felicità finora cercate dall’umanità erano illusorie o concrete. Lei aveva dei vivacissimi occhi marroni che diventavano due fessure quando la conversazione cresceva di intensità. Lui aveva una gestualità sincronizzata alla perfezione con l’eloquio, forbito ma non stucchevole. Il sole sulle loro teste sembrava rassegnato a non incidere minimamente sui loro dialoghi affrettandone l’epilogo. Ad un certo punto, arrivati contestualmente alla conclusione che il “carpe diem”, dopo tutto era la soluzione più idonea, si baciarono. Prima sugli occhi, poi sui nasi e infine sulle labbra, dolci e salate insieme, in un incredibile miscuglio. “Ma come ti chiami?” “Enrico. E tu?” “Irene”.
“Mi vuoi sposare Irene? Ma non in Municipio o in chiesa. Ti voglio sposare nel pulsare dei venti, nel fragore del mare. Ti voglio sposare sulla cima del vulcano più ribollente della Terra, perché il suo magma non può competere con il mio amore per te”. Irene non disse nulla. Si alzò prese le sue mani nelle sue e dai suoi occhi divenuti fessure scaturirono lampi di desiderio. Fecero l’amore sulla spiaggia quella notte. La mattina dopo Enrico si svegliò ma era solo. Chiamo Irene a squarciagola ma senza esito. Poi guardò su di un muretto a secco che circondava i capannoni. C’erano due conchiglie abbracciate e a fianco una scritta: “Hai compreso ora cos’è la felicità?”

Percorsi


Camminerò
su sentieri innervati di sogni
dove ad ogni passo
raccoglierò stelle di cartone
ne farò soprammobili di luce
che riflettano la mia anima
su pareti di smeraldo

sarai la mia casa di tufo
profumata di rugiada
invasa dai tuoi sorrisi
carezzata dai nostri corpi
uncinati da febbre animale

ogni sera percorro il domani
in una mappa cerchiata d’amore
dove il tempo è opzione minore
verticale pendolo indolore.

12.8.20

Pausa di riflessione


Ci sono giorni in cui
spirito barcollante
sul ciglio della memoria
due orli tentano
agguantar l’anima mia.

L’uno - lancia nel costato -
sfrange alchemici rimpianti
non tanto per quel che è stato
ma per ciò che non avviene;
morsi sbocconcellati di routine
avvoltolati da atomi di felicità,
lo splendore complicato,
il miracolo della vita.

L’altro - brivido tra le scapole -
pone insolubili quesiti
querule rincorse fuori giri
non tanto per sterili traguardi
ma per ciò che vuolsi ritrovare:
era solo proiezione di falsità
o quel che è stato può tornare?
Allucinate balugini d’Eden
in compulsione sublime di corpi?

E pertanto oscilla l’anima mia
come pendolo ubriaco,
ma, testardo, resto in cima
in equilibrio eretto sulla poesia:
qui dall’alto il mio cuore scruta
e la mano scrive, lenta,
dipingendo versi colorati
su cieli vestiti di passione.

Il tuo sempre (*)


Amore sorridi
perché ogni tuo sorriso
è il mio sorriso
navigherò tra le tue labbra
con la bussola incarnata
dell’eterno istante vissuto

ogni tua lacrima
è la mia lacrima
che asciugherò col vento
sbattendo le mie ali

ogni tuo capello
è il mio capello
pettinerò le tue notti
con i palmi del mio cuore

taglierò le tue unghie
che sono le mie unghie
perché siano sempre uguali
perfette per tenerci stretti

ogni tua carezza
che è la mia carezza
ti accompagnerà per sempre
perché io sarò il tuo sempre

oggi, domani, in alto,
nel profondo della tua vita
per sempre.

(dopo aver visto il video allegato.)

Cilicio


C’è un passato
che non è indietro
è sopra
e cala subdola trappola
di lame taglienti
sfrega e sminuzza
cellule neonate
macina e grattugia
volontà di respiri
m’inchioda ad una croce
che ho portato
a mia insaputa

Al di là

Al di là
di questo muro di cielo
imperioso bastione
dove impattano e rimbalzano
frotte di desideri
grondanti amori perduti

al di là
di queste cascate di nuvole
argentine gibbose
dove si perdono e gemono
girovaganti pensieri
ansimanti teneri ricordi

al di là
di questi occhi di stelle
rovesciato pavimento di sogni
dove la mia penna d’ali
traccia schizzi di follia

al di là c’è un oltre
e più in là un sempre
dove attendo di avvolgere
la mia anima trasparente.

9.8.20

Take my breath away (Top Gun) (*)

Ti sei nascosta
in qualche posto segreto
dentro di me
e prendi il mio respiro.

Siamo vento di follia
camminiamo sulle nuvole
ci voltiamo e ci guardiamo
siamo spiriti eterei.

Ci mostriamo al mondo
senza più vergogna
per un attimo infinito
sei sfuggita dal mio tempo.

Hai girato la clessidra
ti ho rincorsa nello specchio
ma eri dentro di me
e prendi il mio respiro.

Sono in fiamme per te
gioco a far l’amante
ti guardo al rallentatore
e annego nel tuo sorriso.

Eri fuggita dal mio tempo
ho cercato sulla Luna
ma eri dentro di me
e prendi il mio respiro.

(*) cit. Berlin

7.8.20

La truffa

Una persona mi attaccò tempo fa scrivendomi questa frase:

"I poeti che brutte creature:
ogni volta che parlano è una truffa."

La citazione è di Fabrizio De Andrè. 
All'epoca restai pressochè muto, ferito non tanto dal contenuto in sè della frase, quanto dal fatto che quel pezzo di De Andrè ("Le storie di ieri"), la considero un ricalcare molto simile quello che è stato il mio vissuto di adolescente con un padre ingombrante, di idee moderate, che sentiva soffocare la propria libertà di sognare un mondo diverso. Il contesto dell'attacco, - distanza tra pensiero e concretezza -, era totalmente fuori luogo, visto che De Andrè si riferiva ad un ambito politico-ideologico dove il poeta, al di là dell’ironia su Mussolini, presumibilmente, era D'Annunzio.
A distanza di tempo ritengo di poter affermare che il truffatore non ero io. Chi ha vissuto la propria esistenza alla stregua di un "copia e incolla", non essendo capace di un pensiero autonomo di livello, salvo le solite banalità di cui è stracolma internet, ha dimostrato una miserevolezza unita ad una capacità trasformistica e manipolatoria che, prima di truffare il prossimo, ha ingannato sè stesso.

Quello che vorrei fare con te

Vorrei fare con te
quello che fa la pioggia
alla terra riarsa,
quello che fa la luna
al ciclo delle maree,
quello che fa Saturno
ai suoi anelli.

Vorrei essere
l’onda tenera di bonaccia
quando accarezza
la spiaggia del tuo ventre.

Vorrei essere il verso
che gioca con la lingua,
la nota che s’incastra
nel pentagramma,
lo scalpello che cesella
marmorei seni
e vertiginosi fianchi.

Vorrei essere tappeto di stelle
e farmi rotolare sopra
la tua essenza di cometa.

Vorrei essere al centro
del tuo nocciolo di supernova
e attendere smanioso
l’esplosione nel firmamento.

6.8.20

Il mio orizzonte


Lì dove il cielo si fa mare
s’inabissa il pensier mio.

Lì dove regna il blu infinito
s’avvolge d’estasi l’anima.

Lì dove è amplesso di sogni
mi disperdo farina di stelle.

Brucio di silenzi
intarsiati di fantastico
mi alzo in volo verticale
cercando un rendez-vous
al desco degli angeli.

Temporale estivo

Fòlgore e boati
sàpido contrappasso,
concerto declamato
ad una calma sedata.

Volli un tempo
saettare tra nubi voraci,
scatenare sensuali scintille,
grondare pioggia di umori,
urlare sogni di godimento.

E come temporale d’estate
sei restata solo odore di terra,
sinuosi rivoli sciamanti acido,
trascinati fischi di foglie.

Fu irridente vuota grandezza
che mi rombò dentro
dissetando un fuoco perenne

pareva Apocalisse d’Angeli:
è durata uno schiocco di tuoni
giusto un temporale d’estate.

Wish You Were Here (*)


Davvero pensi
di poter dire al vento
di spezzare le montagne?
o ad un velo
di nascondere il sorriso?

Davvero pensi che
in mezzo a rotaie d’acciaio
possa nascere un albero verde?
O il cielo possa piangere
lacrime blu?

Come può una guerra
essere una passeggiata?
O i tuoi eroi essere fantasmi?
Nuotiamo nella stessa acqua
rancida e sterile.

Ed io vorrei che tu fossi qui
protagonista della mia storia
stiamo battendo due sentieri
inseguiti dalle stesse vecchie paure.

Vorrei che tu fossi qui
protagonista della mia storia
stiamo navigando due mari
piangendo le stesse calde lacrime.

Vorrei che tu fossi qui
redentrice della mia vita
stiamo in viaggio verso due stelle
volando le stesse luminose scie.


(*) cit. Pink Floyd

5.8.20

Scudo termico


Mi avevi proiettato
sulla Luna
ci eravamo scoperti
le nostre parti nude
nascoste agli sguardi ciechi

poi mi hai espulso
dalla tua orbita impazzita.

Ora il mio rientro in bilico:
tentazioni di rimbalzo
o appagante disintegrarsi.

4.8.20

Pensieri tossici


Seguo la curva
sinuosa dell’orizzonte
e cerco di indovinare
dove ha origine
dove fugge
e si nasconde
il fluire costante
di questi pensieri
tossici di pervicacia.

Li vorrei scovare
ipnotizzarli di ovvio,
soffocarli di buon senso,
uccidere di ragione.

Impresa titanica
ricondurre il sogno
a camminare sulla terra,
tagliare paziente
un vestito di circostanza
ad un’angelica immanenza.

Giaccio secretato
in fondo ad un pozzo,
viscide pareti
divorano falangi
ansiose di superficie.

Risalirò, certo,
perché cosciente
che tutto accade
perché niente accada
per caso o per sventura

e il sole mi attende
caldo, ansioso,
sull’orlo del pozzo.

Due diversi modi per finire

Due diversi modi per scrivere la parola fine di una storia.
Due diverse autrici che hanno immaginato l'epilogo.
La prima tenera, pacata, consapevole del rispetto e della profondità verso un rapporto sano e importante nella vita di due persone.
La seconda rabbiosa, vendicativa, acrimoniosa, presa dalla coscienza che è stato tutto un raggiro dal quale se ne è usciti martoriati e trasformati dentro.
Ognuno scelga quella che più gli/le si confà.

Erano specchi l’uno dell’altra.
Erano anime destinate a rimanere in risonanza,
come particelle di luce nate nello stesso istante,
in comunicazione continua anche ai capi opposti dell’universo.
In un tempo giusto si erano guardati, riconosciuti, amati.
Poi si erano inflitti dolore,
anche se questa era l’ultima cosa che avrebbero voluto fare.
Erano caduti e si erano rialzati,
illuminati dalla luce della consapevolezza.
Avevano sbagliato tutto nel momento giusto,
perché li attendeva un altro tempo.
Così avevano deciso i loro cuori, le loro anime,
che avevano scelto per loro,
un percorso a lungo impenetrabile alla loro ragione,
perché tutto potesse essere salvato.
Si specchiarono un’ultima volta l’un nell'altro,
si sorrisero, si posero l’un l’altro una mano sul cuore,
si guardarono negli occhi,
chinarono il capo in segno di rispetto,
si voltarono le spalle,
per intraprendere ognuno il proprio cammino.
Si sarebbero incontrati di nuovo, prima o poi,
verso la linea dell’orizzonte,
perché erano semicerchi dello stesso cerchio.
Li attendeva uno scoglio di fronte al mare,
sul quale sedersi l’uno accanto all'altro,
per ammirare il sole sulla linea dell’orizzonte.
Si sarebbero detti:
“Grazie per essere stato nella mia vita,
perché attraverso i tuoi occhi ho riconosciuto me stesso
e ho sentito, ho capito veramente cosa sia l’amore.”
O forse si sarebbero detti:
“Le tue sono le uniche braccia nelle quali mi sento a casa,
e tra le quali voglio vivere finché si sarà consumato l’ultimo tempo.”
Si sarebbero regalati un’alba o un tramonto,
meravigliosi entrambi.
Per un giorno o per una vita,
comunque per sempre.

Maria Letizia Del Zompo

La bestia si nutre di te, ti cerca,
Ti blandisce con infinite moine
Mentre con l’anima sporca tenta
Di mostrarsi nobile e fine.

Seduce, pensando che chi le piace
Ai suoi sordidi istinti obbedisca
Dice di molti i segreti e altro sottace
Dipinge un mondo ingiusto,
il vittimismo è la sua esca.

Se scopri il suo intento si svela
Ruggisce sguaiata e volgare
E la sua vera natura rivela
Di belva incapace di amare.

Appare chiaro a quel punto
Che non è casuale solitudine
Definirla Incompresa è un assurdo
Malata semmai
d’incurabile ingratitudine.

Vorace di mille attenzioni
Solo così il suo appetito lei placa
Non tollera dissensi e obiezioni
O l'altrui brillare
che d'invidia la rende ubriaca.

All'altare del suo Ego smisurato
Si consuma un perpetuo sacrificio
Eppur sembra esagerato
Tanto abile è il suo losco artificio.

Sono serpi nascoste tra le pietre
Sono anime perverse, sanguisughe
Sconfitte ed infelici in vite tetre
Traviate megere
impastate di bile e di rughe.

Olga De Bei

3.8.20

Strada smarrita



Un giorno qualcuno ti chiederà
di vedere il luogo più spettacolare
e romantico di Monopoli.
E tu risponderai:
"Ho perso la strada per arrivarci".

Trasfigurazione


L’odio che rumina
dentro di noi
anime sensibili
ci violenta estatico
le zone più vili

percuote ventricoli
ci stende pensieri
nudi soggiogati
su un letto di chiodi

più non governiamo
i nostri impulsi
vibranti al naturale
sulle corde dell’amore.

Scongiuro si allontani presto
questo specchio di me.

La passeggiata insieme all’ombra


Quella sera la luna si appoggiava al mare con una presunzione regale. Lui camminava a piedi scalzi su una battigia sfregiata da alghe e licheni. Mani in tasca fissava un Punto indefinito lì davanti, tanto per darsi un traguardo. La sua ombra a lato saltellava indispettita, come se volesse godersi, invece, l’argento in calma assoluta. Ad ogni passo si sentiva rincorso da dei “perché” che mulinavano nella sua testa come riflessi alcolici senza controllo. Perché. E soprattutto si chiedeva come era iniziato tutto. Come mai la vita in uno dei suoi snodi imperscrutabili aveva messo in scena un incontro tanto speciale quanto incomprensibile. E poi avesse presentato il conto. La luna, di solito viene ritenuta incapace di rispondere ai miliardi di domande che le vengono poste dai microscopici e complicati abitanti di questo sistema solare. Ma lui sperava che accadesse. Ogni tanto distaccava lo sguardo dal suo Punto d’arrivo e si faceva abbagliare da quel bagliore surreale. Ma la luna taceva. Come il silenzio che dominava la sua vita. Per quei strani contrappassi che suggellano i momenti topici di un’esistenza, era diventato uno scrittore indefesso. Scrivendo parlava all’etere, agli dei dell’Arte, al Se stesso incompiuto, al concerto meraviglioso della Natura, svilito da un’umanità atrocemente imbastardita. E se riceveva risposte, le teneva gelosamente chiuse in quel cassetto segreto che ognuno di noi ha costruito in fondo alla spirale che conduce all’anima. Pensò a suo padre e di quanto gli fosse grato per quel modo di guardare l’Universo dentro sè stesso. E, come gli capitava spesso da qualche tempo, concluse che se le sue cicatrici non fossero mai comparse, probabilmente non starebbe ora su una spiaggia deserta a parlare con la Luna. Ed era un privilegio non da tutti. Fece ancora qualche passo. Aveva raggiunto il Punto. La sua ombra si sedette esausta. Lui alzò un dito al cielo e mormorò solo una parola: “Grazie”.

Il Dio del mare


Oggi mentre nuotavo il Dio del mare si è alzato a cavallo delle onde e mi ha guardato in tralice.
Ho avuto timore mi volesse tirar giù con lui, banchetto di crostacei.
“Cosa mi succederà” - ho chiesto.
“Nulla, sono solo curioso e un po’ offeso. Come mai sei tornato da me? Pensavo di non rivederti più...”
“Ecco...” - ho incominciato.
“BASTA COSÌ. Ho capito tutto. Un altro fanatico dell’autoinfliggimento. Oh poveri noi!! Ogni tanto me ne capita a tiro uno di voi pazzi scatenati! E tutte le volte tornate da me con la coda fra le gambe! Siete ridicoli!”
“Be veramente...”
“SHHHHH! Silenzio! E ascoltami bene: io sono una forza della natura e sono anche una delle più belle cose in Natura. Se sei tornato da me è perché il tuo cuore gentile è stato martoriato e ora vuole riempirsi di sangue rosso vivo, ascoltando i miei rumori, respirando i miei aromi salmastri, perché aspiri libertà, gioia, forza interiore, amore per la vita. Amore si. Io sono anche amore, anche se molti tuoi simili mi riempiono di immondizia. Io curo questo pianeta da miliardi di anni e pochi mi ringraziano per quello che faccio. Se non è amore questo? Perciò, coraggio. Bentornato, non mi lasciare mai più, compreso?”
Attonito resto in silenzio.
Riprendo la mia nuotata.
Verso un nuovo sole.

2.8.20

Timori


Temo il narcotico
esilio di palpiti d’ali
un cuore smarrito
fra le tenebre dei dubbi
che - affilati dal dolore -
squarcino lembi
di nuda follia.

Temo il forzato
serrare le fila dei sogni
un’anima trasfigurata
dalla catena della ragione
che - corazzata di senso -
vaghi allibita
tra lustrini e vacuità.

Temo infine la resa
incondizionata, rovinosa
ad un pallido vergare,
equilibrismi scontati,
aridi saccheggi
di polvere poetica
rinunciando alla scoperta
della vera forma del creato.

Tu Luna


Tu Luna
che mi sorprendi
in uno scorcio di pensieri
distratti dai tramonti estivi

di una vita che credevo
di meritare diversa
ma che pure è figlia
di questo scorbutico Occidente
di questa Indifferenza Globale

dove ogni nostra sofferenza
è ben poca cosa
spicciola irrisoria
al cospetto dell’orrore
che scorre ai nostri lati.

Tu Luna
perdonami a volte
questo stupido egoismo
che nasconde la bellezza
del tuo volto amorevole
sul mio orizzonte.

31.7.20

Let it be (*)


Quando le lance del dolore 
falciano il buio
e troncano le resistenze
c’è mamma Maria che veglia

“lascia correre figlio mio”
scorre saggezza dalle sue labbra
“lascia correre, non ti fare
schiacciare dal dolore”.

Quando nel mondo le genti
alzeranno la voce
ci sarà un solo coro,
ma se sarai da solo
non perdere la speranza:

“lascia correre il sole tornerà
lascia correre, vi riconoscerete
e il sole tornerà”.

Quando la notte fa paura
e la luce soccombe
troverai sempre una risposta
scritta con le fiamme dell’amore

“lascia correre il tempo tornerà
lascia correre il Bene vincerà”.

(*) cit. The Beatles

30.7.20

Nothing compares 2U (*)


Hai fatto la valigia 
piena di svolazzi d’autunno
e sei volata in un bagliore

mi hai lasciato appeso a un ramo
un passero senza canzone
uncinato ad un errore

ora cammino sulla spiaggia
libero sono libero
ma lo spazio mi ferisce

niente è paragonabile a te
non le posate dorate
di un lusso strafottente

posso divertirmi una sera
abbracciare un corpo caldo
ma non bacerò più le stelle

niente è paragonabile a te
niente a confronto
libero sono libero

ma vuoto sono vuoto
niente è paragonabile a te
la tua fonte, la tua chiesa

tutto parla ancora di te
rubo sogni di cristallo
ma niente in confronto a te.

(*) cit. Sinead O' Connor

29.7.20

Verrà un tempo (1)


Verrà un tempo in cui 
sarà incontro di nebbie
all’incrocio rosa di un tramonto
e lì segnerò con le dita un punto
alto nel cielo del mistero

chiederò un indirizzo
a cui spedire un sogno

traccerò curve di meteora
a cavallo su un tozzo di luna

legherò nuvole di pane
strette con il laccio del cuore

ci sarà un respiro di vento
che scompiglierà i tuoi capelli
raccolti sul cuscino del mare

e sarò limite infinito
implosione di cellule
trasloco di stelle
concerto d’eterna armonia.

Curiosità



Il vampirismo affettivo femminile ha un carattere tipicamente esibizionistico, fino al culto della propria immagine attraverso il quale essa vuole vedersi ed essere vista come una diva. E’ così che dal mondo delle soubrette e dell’avanspettacolo prolificano le “vamp”, parola che nasce da una contrazione della parola vampiro. Ammaliatrici e conquistatrici che si industriano di ridurre il maschio alla loro mercé.

26.7.20

Per sempre poesia


Avevo scagliato
la penna del cuore
lontano
fra cespugli ammuffiti
e venefiche spine di rosa

non un rimpianto
per tanti versi donati
a dei falsi e bugiardi

non un singhiozzo
per icone sbiadite
miserevoli mantidi

non un’esitazione
per ladre di sogni
mediocri burattine

ma dal perfido miraggio
sono cresciuto poeta
e la voglia incalza

chino sull’aiuola
rimesto speranzoso
il terreno del destino

troverò la mia penna
scriverò ancora
salirò delirante
a disegnare comete
a vibrare armonie
a colorare arcobaleni
nel cielo dell’Amore.

It must have been love (*)


Cos’era quel nodo
che stringeva la gola?
Doveva essere amore.
But it’s over now.

Avevo un sogno sul cuscino
e l’inverno macinava giorni
tuonava un silenzio da paura
e lasciavo uncini di lacrime.

Cos’era quel battito sospeso
che faceva mancare il fiato?
Doveva essere amore.
But it’s over now.

Passeggiavo sul ciglio della notte
in equilibrio su un ponte di foglie
suonava un violino triste
battevo le mani alla Falce.

Cos’era quel fuoco sul collo
che bruciava le parole?
Doveva essere amore.
But it’s over now.

Toccavo il soffitto
con i palmi sanguinanti
ero un corpo srotolato
nascosto sotto il letto.

Cos’era quel graffio sul cuore
che cacciava sangue nero?
Doveva essere amore.
But it’s over now.

Ora sono acqua, terra, vento.
Brillo nella stanza del risveglio.
Vedo chiaro un miraggio
che mi raccontava favole.

Cos’era quell’arido rintocco
che ha svelato tutto il trucco?
Doveva essere amore.
But it’s over now.

(*) cit. Roxette

I will always love you


La mia rivisitazione di “I will always love you”Whitney Houston.

Ogni passo
sul selciato della vita 
è un agrodolce ricordo

ti porterò con me
dietro gli spigoli della memoria
scostando le siepi del dolore

ti porterò con me
e ti vorrò sempre felice
anche se non ti ricorderai di me
anche se sarai nebbia

ti porterò con me
attaccata ad un filo di Luna
ti amerò dietro le quinte
come un discreto tuo fan

ti porterò con me
fino alla fine della strada
e ti amerò per sempre lo sai
anche se sarò nebbia.

Romeo and Juliet (*)


Giulietta
sono qui sotto la tua finestra
l’edera ti copre il viso
non riesco a vedere se piangi.

Ma piangevi l’ultima volta
quando abbiamo fatto l’amore
e dicevi “per sempre”
e sono esploso dentro di te

Forse era il momento sbagliato
ma ho steso tutti
con le mie canzoni
come nel film più bello

Il dado è tratto Giulietta
si eravamo sporchi e cattivi
la gente ci sputava dietro
sulle strade della vergogna

Ma io e te abbiamo steso tutti
con le nostre canzoni più belle
siamo al finale del film
perché non riusciamo a scriverlo?

Giulietta abbiamo una penna d’oro
dobbiamo scrivere il finale
con la nostra canzone più bella
dobbiamo vincere il finale
con la storia più bella del mondo.

(*) cit. Dire Straits

It's in your eyes (*)



Mi aggiro
in un vortice di silenzi
non mi tocchi non mi scrivi
aspetto che il mio nome 
affiori dalle tue labbra

non ho più maschere
né tatuaggi sul cuore
ci sarò se vorrai
allunga la mano
e ci sarò 
chiamami nel buio
e ci sarò 

sei tagliata sul destino 
rinchiudi il mio spazio 
sequestri pensieri 
formula del mio sempre
eterno polo magnetico

sta scritto nei tuoi occhi
un battito di ciglia e ci sarò 
allunga la mano
e ci sarò 
chiamami nel buio
e ci sarò.

(*) cit. Phil Collins

Bohemian Rhapsody (*)


Mamma
tu non lo sapevi
ma dentro di te piangevo
faceva già paura il mondo
non sarei dovuto nascere
io volevo le ali
non la mia prigione dorata
devo ripartire
dopo aver ucciso il me sbagliato.

Mamma
rideranno di me
mi ruberanno il sole
devo andare via
c’è un Diavolo che m’insegue
qualcuno ti dirà
è nato pazzo
come dissero a Galileo
lasciatemi andare.

Mamma mamma
aiutami a trovare
il me stesso che non c’è
non portarmi le tue carezze
nel mio letto non ci sarò
non chiamarmi non cercarmi
sarò un altro uomo
mamma ti voglio bene.

(*) cit. Queen

Imagine (*)


Immagina
di non avere un corpo
in equilibrio a cavallo del mondo
incantato tra i poli del tempo

immagina
d’incontrare altre anime
e leggeri correre sul mare
annegare le guerre
soffocare le malattie

immagina
di stringere tante mani
mirabile cerchio di carezze
sul capo dei bambini
miccia dei loro sorrisi spenti

immagina
di sfilare su sentieri di vento
tutti insieme colorati
calpestando inutili armi
perché ci sia solo amore
a circolare sul pianeta.

cit. John Lennon

24.7.20

Florian e la passerotta



Florian era un gabbiano. Ma non si comportava come la maggior parte di essi. Volava basso, svogliato. Non aveva molti amici e preferiva volare da solo, insieme ai suoi pensieri. Un giorno, mentre passava il tempo a roteare su di un prato fiorito notò una passerotta che lo fissava. 
“Che c’è da guardare?” - l’apostrofò. 
“Nulla. Mi piace come voli. Sembri diverso.” 
“Davvero? In che cosa?” 
“Non so. Sembra che ti accontenti, ma le tue ali sprizzano energia vitale. Potresti salire molto più su”. 
Florian rimase sorpreso. Nessuno gli aveva mai letto dentro in quel modo. 
“Si forse hai ragione. Ma perché ti interessa tanto?” 
“Anche io non sono contenta del mio volo. Vorrei salire più in alto”. 
“Non è nella tua natura. Davvero vorresti?” 
“Si. Tu mi puoi aiutare?” 
Florian fu colpito da questa richiesta. La passerotta era molto carina e decise di acconsentire. 
“Ok. Io mi chiamo Florian e tu?” 
“Melissa”. 
“Piacere Melissa...allora andiamo?” 

Seguirono giorni molto intensi in cui i due approfondirono la loro conoscenza, la loro passione per il volo e...fatalmente, si innamorarono. 
Arrivò l’inverno e Florian venne richiamato dal gruppo. Doveva andar via e non poteva sottrarsi. 
“Perché non rimani?” Melissa era disperata. 
“È la mia natura. Dobbiamo spostarci per nutrire i nostri piccoli”. 
“Se te ne vai non volerò più” 
“Aspettami, tornerò con la primavera”. 
“Non so se mi troverai”. 

Florian andò via con il suo gruppo. Dopo l’inverno tornò dove aveva lasciato Melissa. 
La vide mentre sui rami bassi di un ulivo cinguettava con un passerotto. 
“Melissa, sono tornato!” 
“Ciao, mi fa piacere. Ma io non sono più interessata al volo. Mi basta girare intorno a quest’albero. Ora il mio mondo è qui e ho trovato compagnia.” 
“Ma io...pensavo fossi diversa!” 
“Mi piaceva il tuo modo di volare, ma ho capito che non fa per me raggiungere quelle altezze”. 

Florian si allontanò con la morte nel cuore. 

Ancora oggi lo potete ammirare. Traccia furiosamente scie impertinenti nel cielo azzurro. Si ubriaca di sole. Vive nel sogno.


Differenze d'età

Fra me e te...
ventidue anni di differenza
ma fra le mie e le tue,
quando si abbracciano,
si schiacciano gli anni
e si schianta
lo specchio dell'età.

Nizar Qabbani

Un augurio a tutti gli amori insoliti,
a quelle coppie "improbabili",
per differenza di età, stato, cultura...
Auguri di cuore non perchè per loro
sia più difficile amarsi,
ma perchè è a loro che la gente
non gliela perdona. La felicità.

Anna Salvaje

Non è la differenza di età,
cultura o razza che separa le persone,
è la differenza di sogni.
Ci si sceglie per desideri affini.

Ale Marsia

L’uomo troppo giovane è incapace di amare! Non conosce il prezzo di nulla! Non conosce la vera felicità se non dopo averla perduta. C’è più linfa grezza e ombra fluttuante nei giovani alberi della foresta; c’è più fuoco nel vecchio cuore della quercia. Il vero amore è il frutto maturo della vita.

Alphonse de Lamartine


23.7.20

Velocità diverse

L'amore viaggia supersonico
interstellare
brucia spazi e dimensioni
ma può non raggiungere mai 
il suo  obiettivo
se falso e illusorio.

L'odio è lento
cammina con passo deciso
scala montagne con le unghie,
guada fiumi,
rema sugli oceani,
ma se ti sta seguendo
ti raggiungerà e ti colpirà
inesorabilmente.

22.7.20

Maria Maddalena


Oggi 22 luglio si festeggia Maria Maddalena.
La sua storia controversa attraversa i secoli. Prostituta, redenta, testimone della Resurrezione, infine Santa.
Secondo alcuni evangelisti apocrifi, amante di Gesù. Da qui la tesi di Dan Brown che porta a suffragio niente meno che Leonardo da Vinci, il quale avrebbe "sostituito" l'apostolo Giovanni con Maddalena appoggiata alla sua spalla nell'Ultima Cena.
Sta di fatto che è una delle figure più intriganti all'interno della letteratura evangelica.
Le interpretazioni più attendibili la descrivono come una donna sofferente di mali fisici, ma soprattutto psicologici. "Infestata da sette demoni". Chiara l'allusione a manifestazioni e condotte non comprensibili all'epoca. 
Poi incontra Gesù che "la libera". Sembra proprio un intervento esorcistico. E Maria di Magdala lo ricompensa con la sua "devozione". Che può voler dire tutto e niente. A sua volta Gesù la rende degna di incontrare per prima la sua reincarnazione. Insomma gli ingredienti favolistico/esoterici ci sono tutti.
Quello che si può trarre è che a noi tutti potrebbe capitare di non rendersi conto di trascinarsi addosso "sette demoni" che provocano insoddisfazione e sofferenza. Occorre avere la fortuna di incontrare e riconoscere qualcuno che, con amore, li tiri fuori dai reconditi angoli dell'inconscio e li scacci via.

21.7.20

Una non-poesia: ti amo

Quella che segue l'ho definita una non-poesia. Una riflessione su un esubero linguistico che molte volte  si ferma al palo dell'abitudine.

Ti amo. Quante volte questa frase è stata pronunciata o scritta nella storia dell’umanità? Un numero inimmaginabile. Ma se la dividiamo in due parti, prima e dopo internet, ci rendiamo conto che in trent’anni, probabilmente, è stata raggiunta e superata la quantità di tutto il periodo precedente. Un’alluvione. Un’inflazione. Ma l’essere umano, di questa abbondanza, ha raccolto poco o nulla, non ha lustrato il suo DNA, non ha revisionato i suoi comportamenti, non ha reso il suo vivere più gentile. Eppure è la frase che accompagna l’impeto più straordinario che prorompe dai nostri sensi, quella che ci moltiplica le forze quando stiamo per crollare, quella che ci fa credere di essere immortali. Ma questa stessa illusione di onnipotenza ci condanna spesso a sprecarne la profondità. Perciò quando stiamo per pronunciare “ti amo”, fermiamoci un nanosecondo. Facciamo che non sia un banale interloquire, non schiacciamolo tra deprimenti parentesi, non abbelliamolo di inutili orpelli, maiuscole o emoji. Non inviamolo in allegato, in calce, o “a seguito tua del” ecc. ecc. E soprattutto, non rivolgiamolo a chi, non siamo assolutamente certi, se lo stia meritando. Stiamo donando la nostra storia, il nostro presente e promettiamo il futuro. Non ce lo urliamo di fronte, come se fosse una sfida per tenere l’intero pianeta al di fuori del nostro piccolo universo, o di schiena, perché tanto, siamo certi, arrivi comunque a destinazione. Sussurriamolo all’orecchio, fianco a fianco, tenendoci per mano, per attraversare insieme la vita. Ti amo. Una piccola frase. Due parole che viaggiando vorticosamente sulle pagine del vocabolario, si incominciano a cercare all’alba del nostro andare, si inseguono, si scoprono, si annusano e si allacciano. Due parole che, se abbiamo la fortuna di poter donare è perché qualcuno, anni prima, le ha donate in esclusiva per noi, che siamo il prodotto meraviglioso, unico, irripetibile di quel “ti amo”.

17.7.20

Stand by


Piove la calma cieca 
lanugine senza peccato
passeggia su scorci rosa
l’ultima lancia di sole.

Tende al mormorio
il passo indeciso
del mio cuore sospeso
in questa valle di silenzi.

Ignoro cosa si cela
fra i rosai e gli oleandri
che macchiano di se
i declivi del nonsenso.

Attendo meditando
il perverso gioco del fato
che dona e travolge
in tempi asincroni
i nostri più bei sogni.

16.7.20

Era un gabbiano


Era un gabbiano. 

Volava triste
cucito di un grigio
maculato.

Un giorno si voltò
la sua vita sbattè
s’illuse che fosse specchio: 

finta era la sua poesia
posticce le ali
artefatta
la sua profondità

si finse gabbiana
non s’alzò mai da terra.

Il rosario


Sgranami.
Sono il rosario
della tua eternità.

15.7.20

La barchetta

La mia barchetta
dove pesco
parole liquefatte
da incollare
sul cielo della passione
è ferma alla fonda

giro in tondo
scrutando aliti di vento
vibrazioni di sensi stremati
mentre forbici lineari
intagliano curiose
strali di nuvole orfane.

Ho percorso mappe
di pensieri aggrovigliati
incandescenti lapilli
sulla schiena del fato

poi il precipitar del mito
ha essiccato le correnti
dove scorrevano i sogni.

Ora, alla fonda,
attendo scosse d’oltremare
che riportino sulla prua
sole, stelle e porti accoglienti.

Conchiglie


Siamo
due conchiglie
frastornate
dal rumore cupo
di un mare ingrato
sbattute
dai calci del destino
incredule rassegnate
fino al miracolo
di ritrovarci avvinte
nude schiumose
a palparci l’anima.

La maschera


Alfine
la maschera
si è sciolta
s’intravede irridente
il colore dell’inganno.

Finto
il decollo,
azzoppato
il volo
ancor più mediocre
l’atterraggio.

Confusa
anonima
vuota
meccanica routine

invano imprimerai
orme banali
prona innanzi
a totem di carne.

Nonostante



Il sole bussa
alla finestra della mia isola
mi ricorda costante
il fulgore assurdo
di questa vita che scorre
nonostante

le mie mani rincorrono
una carezza sfuggita
tra le maglie del cuore
perché dolce è il rumore
di questa vita che scorre
nonostante

anche oggi la mia corsa
col sogno in mano
con la testa nel blu
perché forte è il colore
di questa vita che scorre
nonostante.

9.7.20

Vento di glicine


Ti ho sentito 
respirare vento di glicine
mentre trascinavo
il mio fardello di rovi

eri dietro un angolo di sole
appollaiata su versi di smeraldo
sussurrati ad un soffitto di stelle

era il mio linguaggio
disegnato sui sentieri del cuore
che sentii di comprendere
prima che fosse pensato
prima che nascesse sulla luna.

Ero a terra avvinghiato
al mio immane fardello
lo hai sollevato come piuma
e scagliato lontano
in un giardino di aranci.

Mi hai detto “alzati, corriamo
non mi fermerò ma la mia scia
ti porterà lontano
nella foresta delle Fate
sotto le cascate dei Desideri”.

Sto viaggiando nel mistero
prima o poi ti troverò
e bagneremo le guance
con l’essenza dei sogni.

7.7.20

L'eterno ritorno

Nell’arido trascorrere 
di meriggi aggrumati
di sole reclino
da lungi insinuato
tra innocue vacuità
ti affacci impertinente
ninfa dei miei boschi
eccentrica fata
fulgente sciamana
senza scampo
mi possiedi inerme
e mi sbriciolo in te.

Resta ancora
deflagrami dentro
srotola il mio supplizio
calpesta la mia noia
leggimi la fiaba
del nostro eterno ritrovarci.